Linux 7.2 e i Mac con chip M3: cosa funziona davvero

Linux 7.2 e i Mac con chip M3: cosa funziona davvero

Il kernel Linux 7.2 riconosce per la prima volta i chip Apple M3. Ma “supporto iniziale” non vuol dire che tutto funziona: ecco cosa contiene davvero.

Se hai un Mac con processore M3 e ti sei chiesto quando potrai installarci sopra una distribuzione Linux senza acrobazie, la risposta si è avvicinata di un passo. Il kernel, cioè il cuore del sistema operativo che parla direttamente con l’hardware, da questa versione riconosce quei chip. Ma la parola che conta è un’altra: iniziale.

La versione 7.2, annunciata da Linus Torvalds e raccontata da TuttoTech, è uscita nei tempi previsti: non è servita l’ottava release candidate, cioè un’ulteriore versione di prova prima di quella definitiva. È uno dei tre episodi della stessa fase in cui a muovere le cose intorno ad Apple sono stati soggetti esterni all’azienda, come raccontiamo nel quadro d’insieme sui tre fronti aperti da Apple tra regolatori, editori e software libero: qui Cupertino non ha messo mano a niente, il lavoro l’ha fatto la comunità del kernel.

“Supporto iniziale” non vuol dire che tutto funziona

È la distinzione da cui parte tutto il resto. Che un chip sia supportato dal kernel significa che il sistema riesce ad avviarsi e a usarne alcuni componenti, non che ogni pezzo del computer risponda come dovrebbe.

Sull’hardware progettato in casa da Apple il lavoro procede a tappe: ogni componente — grafica, gestione dell’energia, periferiche — va integrato e poi rifinito, uno alla volta. Il chip M3 entra oggi in questo percorso, non lo conclude. Chi si aspetta di installare una distribuzione e trovare tutto operativo, avverte la stessa fonte, si aspetta la cosa sbagliata: quello che arriva con la 7.2 è il primo tassello.

Le altre novità: cache, USB4STREAM e schede video

Il supporto agli M3 è la voce più visibile, ma non è l’unica. La 7.2 introduce la pianificazione consapevole della cache: la cache è la memoria piccola e velocissima attaccata al processore, e il kernel adesso distribuisce i compiti tenendo conto di dove si trovano già i dati, invece di ignorarlo. Meno viaggi verso la memoria lenta, a parità di hardware.

Entrano poi nel kernel due protocolli: USB4STREAM, e HDMI 2.1 sul driver grafico AMDGPU. I driver di Intel e AMD — i programmi che fanno dialogare il sistema con i singoli componenti — ricevono un numero consistente di miglioramenti.

Un caso ha nome e cognome: chi possiede una scheda grafica Intel Arc B390 dovrebbe vedere prestazioni migliori e tempi di polling più rapidi, cioè intervalli più corti tra una interrogazione e l’altra della scheda da parte del sistema. Chiudono il quadro le correzioni sparse: driver dei dispositivi, rete, file legati alle singole architetture e core perf, la parte del kernel che misura le prestazioni.

All’ultima settimana è stato tolto del codice

Il rilascio è arrivato nei tempi, ma la volata è stata movimentata, e vale la pena notare dove: nella pianificazione DRM, il sottosistema che si occupa delle schede grafiche. Cioè la stessa area del kernel che in questa versione incassa i miglioramenti su Intel e AMD.

Alcune modifiche arrivate tardi lì dentro non hanno superato i test e sono state ripristinate, ovvero rimosse riportando il codice a com’era prima. Torvalds ha spiegato che togliere codice difettoso durante l’ultima settimana di prove non è piacevole per chi sviluppa, ma resta la decisione corretta. Le funzioni cancellate non sono morte: potranno essere riproposte e sistemate nel ciclo successivo.

Perché la tua distribuzione non diventa 7.2 domani

Qui c’è il malinteso più comune. Il rilascio del kernel non è un aggiornamento che ti arriva sul computer: è materia prima che poi ciascuna distribuzione decide se e quando adottare. Ubuntu, Fedora e gli altri progetti principali gestiscono per conto proprio l’integrazione, e quelli più orientati alla stabilità potrebbero saltare del tutto questa versione.

Non significa restare scoperti sul fronte sicurezza. Le distribuzioni possono fare il backport delle correzioni: prendono la singola patch di sicurezza dalla versione nuova e la applicano al kernel più vecchio che stanno già distribuendo. Si resta protetti senza portarsi dietro tutte le novità della 7.2. Il suggerimento riportato da TuttoTech è appunto quello di aspettare l’aggiornamento della propria distribuzione, invece di correre a installare il kernel appena uscito.

Per chi ha un Mac con M3, questo aggiunge un secondo passaggio all’attesa: prima il kernel deve maturare il supporto, poi la distribuzione che vorresti usare deve arrivare a un kernel abbastanza recente da contenerlo.

La 7.3 è già in coda

Chiuso un ciclo, si apre il seguente: gli sviluppatori possono ricominciare a proporre funzioni per Linux 7.3, e Torvalds ha già segnalato una quarantina di richieste di integrazione in attesa di revisione. Numero che dice due cose insieme. La prima è che il lavoro non si è mai fermato durante la fase finale della 7.2. La seconda riguarda proprio gli M3: in un progetto che riparte con quaranta proposte già sul tavolo, il supporto a un chip non si completa in una versione sola. Si affina di ciclo in ciclo, ed è esattamente quello che sta succedendo all’hardware Apple dentro Linux.

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