Apple, tre fronti aperti: tracciamento, Linux e Siri

Apple, tre fronti aperti: tracciamento, Linux e Siri

Antitrust tedesca, kernel Linux e accordi con i giornali: tre notizie di agosto 2026 in cui a dettare le condizioni ad Apple è stato qualcun altro.

Un’autorità per la concorrenza in Germania, una nuova versione del kernel Linux e una trattativa riservata con i giornali americani. Sono tre notizie di agosto 2026 che riguardano Apple e che, prese una alla volta, sembrano non avere nulla da spartire.

Messe in fila raccontano però la stessa cosa. Su tre terreni diversi — i dati pubblicitari raccolti dall’iPhone, il software che gira sui Mac, le notizie che Siri dovrebbe leggerti — le condizioni non le scrive Cupertino. Le impone un regolatore, le stabilisce una comunità di sviluppatori volontari, le negoziano gli editori. Sotto trovi cosa è successo in ciascuno dei tre casi e quanto ti tocca da vicino.

In Germania le regole sul tracciamento valgono anche per Apple

Il primo fronte è quello che riguarda più direttamente chi ha un iPhone in tasca. L’antitrust tedesca, il Bundeskartellamt, ha concluso che il sistema con cui Apple chiede il permesso di seguirti da un’app all’altra — l’App Tracking Transparency Framework — non tratta allo stesso modo tutti quelli che lo devono rispettare: gli sviluppatori esterni sono tenuti a passare da quella richiesta di consenso, i servizi di casa Apple no. La ricostruzione è di ilsoftware.it, che ripercorre l’intero procedimento.

Attenzione a cosa cambia e cosa no: la finestra che ti chiede se accetti di essere tracciato resta dov’è. Quello che l’autorità tedesca impone sono condizioni equivalenti fra la piattaforma e chi ci lavora sopra. Il caso non nasce oggi e non riguarda solo la Germania, visto che sullo stesso meccanismo si sono già mosse anche Italia e Francia: la cronologia completa, dall’apertura dell’istruttoria alla sanzione italiana, sta nel pezzo su quello che la Germania chiede ad Apple sul tracciamento.

Sui Mac con chip M3 il lavoro lo fa qualcun altro

Il secondo fronte è tecnico e ha un protagonista che con Apple non ha rapporti: Linus Torvalds, che ad agosto 2026 ha rilasciato la versione 7.2 del kernel Linux. Il kernel è il motore di un sistema operativo, la parte che fa dialogare i programmi con l’hardware; quella versione riconosce per la prima volta i processori M3 montati sui Mac, anche se — avverte TuttoTech — si tratta di un primo passo e non tutto funziona.

La differenza rispetto al caso tedesco è che qui nessuno ha obbligato Apple a niente: chi vuole passare a Linux su un Mac recente può farlo perché la comunità open source ha ricostruito da fuori il supporto all’hardware di Cupertino, pezzo dopo pezzo. Non è nemmeno detto che il tuo computer lo veda subito, perché la scelta del kernel spetta alla distribuzione che usi. Il dettaglio delle altre novità di questa versione sta nell’articolo su Linux 7.2 e il supporto agli Apple M3.

Siri vuole darti le notizie, e stavolta Apple deve pagarle

Il terzo fronte è quello dove Apple non subisce una decisione altrui ma tratta, e tratta da compratore. Secondo il Wall Street Journal, ripreso da TechPrincess, l’azienda sta discutendo con diverse case editrici accordi di durata pluriennale per permettere a Siri di cercare e restituire notizie di cronaca e attualità. È la stessa direzione presa dagli assistenti di Google e Microsoft, con una differenza di metodo: qui i contenuti non si prendono, si comprano.

Il motivo è semplice da capire. Un assistente che risponde a domande su quello che succede oggi ha bisogno di materiale scritto oggi, e quel materiale ce l’hanno i giornali. Per gli editori, dall’altra parte, la domanda è se l’intelligenza artificiale porti loro lettori o glieli tolga, sostituendo l’articolo con un riassunto. Non è una questione teorica: è il nodo attorno a cui si stanno costruendo cause e contratti in tutto il settore.

Come funzionerebbe: pagamento a consumo e piattaforma News+

Il meccanismo proposto non è un assegno fisso. Nel rapporto citato dal Wall Street Journal si legge che «Apple ha proposto un piano di compensazione variabile, con pagamenti agli editori partner quando i loro contenuti vengono utilizzati»: in pratica il giornale incassa in proporzione a quanto Siri attinge davvero a quello che ha scritto, non a quanto ha firmato in partenza.

Il canale tecnico sarebbe Apple News+, la piattaforma di abbonamento alle testate già presente sui dispositivi dell’azienda: gli editori che decidono di parteciparvi finirebbero nel bacino da cui l’assistente pesca, mentre l’addestramento del modello è dato per già in corso. Qualche contratto, sempre secondo la ricostruzione riportata da TechPrincess, sarebbe già stato firmato, per cifre nell’ordine dei milioni di dollari. Interpellata dal quotidiano finanziario, Apple ha preferito non rispondere: quindi tempi e nomi restano fuori dal racconto, ed è bene tenerne conto prima di dare per fatta la funzione.

Nove cifre: quanto vuol dire, in soldi veri

Sul totale che Apple avrebbe messo in conto per questi pagamenti, la fonte parla di un budget a nove cifre. Vale la pena tradurre l’espressione, perché da sola dice poco: una cifra a nove posizioni in dollari parte da cento milioni. È il pavimento, non il tetto.

Per capire l’ordine di grandezza serve un termine di paragone, e nella stessa ricostruzione ce n’è uno: l’intesa con cui dal 2024 Google paga Reddit per l’uso dei suoi contenuti vale 60 milioni di dollari l’anno. Il confronto non è perfetto — lì c’è un solo interlocutore, qui ce ne sarebbero molti, e sulla durata degli accordi Apple non si sa nulla — ma il rapporto è leggibile: si parla di una somma che, come minimo, supera di due terzi quello che il principale motore di ricerca versa ogni anno al più grande forum del mondo. Non è una cifra simbolica messa lì per evitare guai legali.

Chi ha già firmato e chi invece è finito in tribunale

Il contesto in cui questa trattativa si colloca è fatto di due strade opposte, entrambe già percorse da qualcuno.

  • Il contratto. Con ChatGPT, la licenza l’hanno firmata due grandi gruppi editoriali: News Corp e Axel Springer. I loro articoli si possono usare, e in cambio c’è un compenso.
  • La causa. Il New York Times ha portato in giudizio OpenAI e Microsoft chiedendo il risarcimento dei danni, sostenendo che i propri contenuti siano stati usati senza titolo.
  • La terza via. Reddit, che non è una testata giornalistica ma un enorme archivio di conversazioni, ha scelto la licenza a canone annuale con Google.

Questi esempi sono citati da 9to5Mac nella ricostruzione ripresa da TechPrincess. Letti insieme spiegano perché Apple si presenti con un’offerta economica in mano prima ancora di annunciare la funzione: chi è arrivato dopo, in questa partita, ha trovato gli avvocati.

Cosa tiene insieme i tre episodi

Torniamo al filo dell’inizio. Nelle stesse settimane Apple si è trovata a dover cedere qualcosa che controllava — il vantaggio informativo sul tracciamento pubblicitario — e a dover comprare qualcosa che non ha, cioè le notizie del giorno. Nel mezzo, la comunità Linux ha aggirato il problema alla radice, facendo girare software di altri su hardware Apple senza chiedere permesso a nessuno.

C’è una simmetria che nessuna delle tre notizie, da sola, lascia vedere: sul mercato della pubblicità mobile un’autorità pubblica chiede ad Apple di non pretendere per sé regole diverse da quelle che impone agli altri; sul mercato dei contenuti è Apple a doversi mettere in fila e pagare, esattamente come gli altri. Nei due casi la posizione dell’azienda è rovesciata, ma la direzione è la stessa.

Per chi legge, le ricadute concrete arrivano con tempi molto diversi. Il tracciamento su iPhone è materia di decisioni già prese da autorità europee, e si vedrà negli aggiornamenti di sistema. Il supporto ai Mac con M3 esiste da subito, ma solo per chi vuole installarci Linux. La Siri che legge le notizie, invece, per ora è una trattativa: nessuna data, nessun elenco di testate, nessuna conferma dell’azienda.

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