Il settore dei videogiochi italiano ha preso posizione sull’EU Kids Act, la proposta di regolamento europeo per proteggere i minori online. Il 28 ottobre IIDEA, l’associazione di categoria, è stata ascoltata dalla Commissione Politiche dell’Unione europea della Camera dei Deputati, con la direttrice generale Thalita Malagò e il policy manager Alberto Simonetti. Il messaggio è che l’industria condivide l’obiettivo, ma chiede regole proporzionate e specifiche per i giochi, senza trasferire su di essi le norme pensate per i social media. Al centro ci sono il sistema PEGI, il controllo parentale e la verifica dell’età.[1][2][3]
In breve
- IIDEA è stata ascoltata alla Camera il 28 ottobre sull’EU Kids Act
- Il sistema PEGI, in 40 paesi, dovrebbe diventare lo standard europeo
- L’associazione chiede di escludere i titoli senza funzioni online
- La verifica dell’età dovrebbe basarsi sul rischio, con il controllo parentale
Che cosa ha chiesto IIDEA alla Camera?
Cominciamo dalla richiesta di fondo portata in audizione. L’EU Kids Act è la proposta con cui l’Unione europea vuole rafforzare la tutela dei minori online, e l’industria dei videogiochi l’ha accolta con favore nelle intenzioni. Davanti alla Commissione Politiche dell’Unione europea, il 28 ottobre, IIDEA ha però sostenuto che le regole costruite per le piattaforme social non possano essere semplicemente estese ai giochi, perché questi dispongono già di strumenti di tutela propri, come riportano SmartWorld e Adnkronos.[1][2][3]
Il tono scelto è stato collaborativo, ma con un paletto preciso. Lo ha riassunto Malagò, secondo cui l’industria condivide pienamente l’obiettivo di un ambiente online più sicuro, impegno che porta avanti da oltre vent’anni. Servono però, ha spiegato, regole proporzionate e specifiche per i videogiochi, che valorizzino ciò che già funziona e il ruolo dei genitori, senza rinunciare alle opportunità di crescita, apprendimento e socializzazione offerte dal digitale.[2][3]
Perché IIDEA punta sul sistema PEGI?
Tra gli strumenti già esistenti, il primo citato è la classificazione per età. PEGI è il sistema che indica per quale età è adatto un gioco, nato su richiesta delle istituzioni europee e adottato oggi in 40 paesi. IIDEA ha accolto con favore il fatto che il testo dell’EU Kids Act lo riconosca e auspica che diventi lo standard di riferimento a livello europeo, così che le famiglie abbiano etichette chiare e affidabili.[1][3]
Un riferimento unico servirebbe anche a evitare confusione tra i diversi paesi. Secondo Adnkronos, l’associazione chiede il consolidamento di PEGI come riferimento normativo unico nell’Unione per evitare frammentazioni informative, richiamando il ruolo ventennale del sistema. Il contesto di mercato, tratto dal Rapporto IIDEA, vede in Italia oltre 14 milioni di videogiocatori, per il 74% maggiorenni e con un’età media di 31 anni.[2]
Quali giochi e quali controlli dovrebbero restare fuori?
Sul fronte degli ambiti di applicazione, l’associazione propone invece di restringere il campo d’azione. IIDEA suggerisce di escludere dalle nuove disposizioni i titoli privi di funzioni online o di interazione sociale, valorizzando i controlli parentali già attivi su console e dispositivi, che permettono di gestire spesa, tempo di utilizzo e comunicazioni. Fra le soluzioni di “safety by design”, cioè impostazioni predefinite più restrittive, cita la disattivazione delle chat per i minori di 13 anni.[1][2]
Resta il capitolo che tocca più da vicino la privacy delle famiglie. Sulla verifica dell’età l’associazione richiama le linee guida del Digital Services Act e propone un approccio basato sul rischio: controlli solo dove servono davvero, come nell’acquisto di giochi per adulti. L’idea, spiegano Adnkronos e TechPrincess, è evitare la raccolta superflua di dati personali, le procedure complesse per i genitori e la sovrapposizione con sistemi già esistenti come USK e PEGI.[1][2]
In sintesi
Mettendo insieme i punti, il quadro è questo. La posizione espressa il 28 ottobre alla Camera si regge su un’idea semplice: i videogiochi hanno strumenti propri e le regole europee dovrebbero partire da lì. IIDEA vorrebbe PEGI, già in 40 paesi, come standard unico, giochi senza funzioni online fuori dal perimetro e verifiche dell’età solo dove c’è un rischio reale. Alle spalle ci sono oltre 14 milioni di giocatori italiani, il 74% dei quali adulti.[1][2][3]
Fonti
- TechPrincess: EU Kids Act, l’industria dei videogiochi chiede regole specifiche per i minori
- Adnkronos Tecnologia: EU Kids Act e tutela dei minori, IIDEA chiede regole specifiche per l'industria dei videogiochi
- SmartWorld: EU Kids Act, i videogiochi chiedono regole separate dai social media

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