Un computer da 13 centimetri per lato che monta un processore da 16 core, due porte di rete veloci e sei prese USB non è un oggetto scontato. Il GEEKOM IT13 Max sta in meno di un litro di volume, pesa poco e si nasconde dietro un monitor, ma nella dotazione somiglia molto più a un desktop di quanto lascino pensare le sue dimensioni.
Se stai pensando di rifare la postazione fissa senza il classico cassone sotto la scrivania, questa macchina rientra nel giro delle candidate. Con due riserve da mettere subito in chiaro, perché una delle due non si risolve dopo l’acquisto: la memoria RAM è saldata e il disco di serie è piccolo.
Il prezzo: 799 euro di listino, e uno sconto che ad agosto non c’è più
Partiamo dai soldi, perché è la prima cosa che cambia il giudizio. La configurazione di cui si parla qui viene indicata a listino a 799 euro: SSD da 500 GB, 24 GB di RAM e, come processore, l’Intel Core Ultra 9 185H.
Fra il 10 e il 23 agosto 2026 il produttore aveva agganciato il modello alla campagna per il rientro a scuola, con un codice del 15% da inserire su Amazon: la spesa scendeva a 679,15 euro. Sono 119,85 euro di differenza. Quella finestra si è chiusa: se leggi adesso, il prezzo che trovi è un altro, e su questo tipo di prodotti le promozioni si accendono e si spengono più volte l’anno. Il dato utile non è lo sconto in sé, ma la forbice, perché è lì che il confronto con la concorrenza cambia esito. A listino pieno, chi ha provato la macchina osserva che conviene guardare cosa offrono i rivali con un terabyte di SSD o con la RAM sostituibile; intorno ai 680 euro il conto cambia, perché per quella cifra trovare altrettanto hardware altrove diventa complicato.
Su come questo modello si colloca rispetto agli altri computer compatti usciti nello stesso periodo — compreso chi li usa per far girare l’intelligenza artificiale in casa — abbiamo scritto una panoramica sul mini PC di agosto 2026 e sulle tre direzioni che ha preso questo formato.
Quanta potenza sta dentro 0,9 litri
Il processore è un Intel Core Ultra 9 185H della famiglia Meteor Lake: 16 core, 22 thread gestiti, frequenza massima dichiarata di 5,1 GHz e un TDP di 45 watt. Il TDP è la potenza termica di riferimento su cui viene progettato il sistema di raffreddamento: più è alta, più calore la macchina deve saper smaltire. Accanto alla CPU trovano posto una grafica Intel Arc integrata e una NPU, cioè il pezzo di silicio dedicato ai calcoli dell’intelligenza artificiale, che alleggerisce processore e scheda video quando un programma sa sfruttarla.
I numeri raccolti nella prova raccontano una cosa precisa. In Cinebench R23 — un test che misura quanto velocemente il processore calcola un’immagine 3D — il risultato è di 14.871 punti usando tutti i core insieme e 1.605 usando un core solo. Il rapporto tra i due valori è di circa nove a uno: significa che il chip riesce davvero a mettere al lavoro in parallelo la sua quindicina di unità, invece di strozzarsi subito. In Geekbench il divario si accorcia — 14.335 punti in multi-core contro 2.256 in singolo, poco più di sei volte — perché quel test pesa diversamente i core lenti a basso consumo.
Tradotto in cose concrete: navigazione con decine di schede aperte, pacchetto Office, videoconferenze, gestione di siti e programmi aperti tutti insieme non impensieriscono la macchina. Il fotoritocco, la programmazione e i montaggi non troppo impegnativi lasciano ancora margine. La grafica Arc integrata non sostituisce una scheda video separata per il gioco impegnativo o per il rendering tridimensionale, ma regge l’accelerazione video e permette di giocare abbassando dettagli e, sui titoli più esigenti, risoluzione. In 3DMark si registrano 7.880 punti nel test Fire Strike e 3.653 in Time Spy.
Sul disco, il test CrystalDiskMark segna 5.300 MB/s in lettura e 3.267 MB/s in scrittura. Anche qui il rapporto dice qualcosa: la lettura viaggia a circa una volta e mezza la scrittura, che è il comportamento tipico di un SSD PCIe di quarta generazione. Per l’uso quotidiano conta soprattutto il primo numero, perché aprire programmi e caricare file è quasi sempre lettura.
Le porte sono il motivo principale per guardarlo
È la parte in cui questo computer si distacca dalla media, e curiosamente è anche quella che una scheda tecnica fa passare inosservata. Davanti ci sono quattro USB-A veloci — una delle quali continua a fornire corrente ai dispositivi collegati grazie alla funzione Always On. Sempre sul frontale ci sono la presa per le cuffie e il tasto di accensione. Dietro c’è il grosso: le due USB4 di tipo C, la coppia di uscite video HDMI 2.0, le prese di rete, la presa dell’alimentatore e altre due USB-A. Su un fianco trova posto il lettore di schede SD in formato pieno, quello che usano le fotocamere.
Le due USB4 corrono a 40 Gbps e portano anche il segnale video, quindi possono servire monitor USB-C, SSD esterni molto rapidi o una dock. Sommando le due HDMI alle due USB-C, il sistema arriva a gestire fino a quattro schermi. Quattro monitor restano un caso di nicchia; due sono la normalità, e avere due HDMI vere evita la caccia all’adattatore che comincia cinque minuti prima di una presentazione.
C’è poi un dettaglio che cambia il modo di usarlo. Una delle due USB4 accetta l’alimentazione tramite USB-C Power Delivery, lo stesso standard dei caricatori dei portatili. In pratica il computer può funzionare senza il suo alimentatore da 120 watt: lo si infila in borsa con una tastiera piccola, lo si porta in un’altra stanza o in una sala riunioni e lo si attacca a un monitor. Attenzione però a non generalizzare: chi ha condotto la prova precisa che per spremere a lungo il Core Ultra 9 l’alimentatore originale resta la scelta giusta, e che la via dell’USB-C serve soprattutto negli spostamenti. Nella scatola, comunque, arrivano già alimentatore, cavo HDMI e staffa VESA con le viti — accessori che altrove si comprano a parte.
Due prese di rete: quando servono davvero
Le due porte Ethernet vanno entrambe a 2,5 Gbps, cioè due volte e mezzo la velocità della rete cablata tradizionale che si trova nella maggior parte delle case. Per navigare, una sola presa basta e avanza. Due iniziano ad avere senso se il computer fa anche altro: una va al router e alla rete di casa, l’altra può andare dritta a un archivio di rete, a una seconda rete separata o a un altro apparecchio.
Da qui nasce l’impiego che nella prova è emerso come il più interessante fuori dalla scrivania: usare l’IT13 Max come piccolo server domestico appoggiato a unità esterne. Ai 40 Gbps delle USB4, e ai 10 Gbps delle USB-A, si attaccano SSD rapidi e box per hard disk; le due reti da 2,5 Gbps, dal canto loro, distribuiscono i file agli altri computer di casa più in fretta di quanto farebbe una Ethernet Gigabit. Non è la stessa cosa di un NAS vero, quello con quattro o sei dischi, gli array RAID, i dischi sostituibili a caldo e un sistema operativo pensato apposta. Per un archivio di fotografie, un server multimediale, i backup di famiglia o una cartella condivisa, però, funziona — e ha il vantaggio di partire da quello che si ha già in casa, collegando un disco USB e attivando la condivisione.
A supporto di questo utilizzo ci sono i consumi. Le misurazioni della prova indicano un assorbimento sotto i 10 watt quando la macchina è accesa ma inattiva, e valori da portatile nella riproduzione multimediale leggera. Sotto sforzo la richiesta sale parecchio, ma fra posta elettronica, documenti e condivisioni di rete si sta molto sotto a un desktop tradizionale, dove processore e scheda video sono separati.
I due limiti da conoscere prima di ordinare
Il primo è lo spazio di archiviazione. L’SSD montato di serie è un PCIe di quarta generazione da 500 GB: veloce, ma nel 2026 si riempie in fretta appena oltre a Windows e ai programmi si aggiungono foto, video, macchine virtuali o qualche gioco corposo. È un limite rimediabile, e questa è la buona notizia. Il fondo si apre svitando quattro viti trattenute nella scocca, senza staccare i piedini adesivi che su altri computer compatti rendono l’operazione fastidiosa. Dentro ci sono due alloggiamenti: quello principale in formato M.2 2280 accetta un’unità PCIe Gen 4 fino a 4 TB, il secondo in formato M.2 2242 è di tipo SATA III e arriva a 2 TB. Sono le due voci che, sommate, spiegano il “fino a 6 TB” indicato per questa macchina — con una differenza che le schede tecniche non evidenziano: il secondo slot usa un’interfaccia più lenta della prima, quindi conviene tenerci i dati, non il sistema.
Il secondo limite non si rimedia affatto. I 24 GB di memoria LPDDR5 di questa versione sono saldati sulla scheda: non ci sono slot, e la quantità che scegli oggi è quella che avrai fra cinque anni. Ventiquattro gigabyte sono più dei 16 che si trovano di solito sulle macchine da studio e da ufficio, e reggono senza fatica browser, Office, un programma di fotoritocco e le applicazioni di messaggistica aperte insieme. La domanda riguarda il dopo. Chi già sa di dover far girare macchine virtuali grandi o programmi molto affamati di memoria dovrebbe valutare la configurazione con attenzione — e sapere che esistono varianti dell’IT13 Max con memoria SO-DIMM sostituibile, allo stesso prezzo di listino. La scelta, in sostanza, è tra partire con più RAM subito o tenersi aperta la possibilità di aggiungerne dopo.
Sotto sforzo prolungato scalda, e la ventola si sente
La fisica non fa sconti a nessuno: mettere sedici core in meno di un litro significa avere un dissipatore e una ventola con pochissimo volume a disposizione. Nei test di stress indipendenti citati nella prova sono stati rilevati picchi oltre i 100 °C e casi di thermal throttling, cioè la riduzione automatica della potenza che il processore applica per non superare le temperature previste. È un meccanismo di protezione, non un guasto, ma si traduce in prestazioni che calano quando il carico dura a lungo.
Nell’uso normale pesa poco, perché aprire un programma o applicare un filtro a una foto richiede potenza per pochi secondi. Si vede invece con il rendering e con la conversione di video lunghi. Stesso discorso per il rumore: fra documenti e navigazione il raffreddamento resta discreto, mentre quando processore e grafica lavorano di continuo la ventola diventa udibile.
Due note positive sul contorno: il Windows 11 Pro preinstallato risulta quasi privo di programmi indesiderati, quindi non si comincia disinstallando antivirus di prova; e la sicurezza è coperta dal chip TPM 2.0 e dall’attacco per il lucchetto Kensington.
A chi conviene e a chi no
Il ritratto che esce dai numeri e dalla prova è coerente. L’IT13 Max è un computer da scrivania a tutti gli effetti, con la particolarità di sparire dietro un monitor e di potersi spostare in pochi minuti; consuma poco quando non è sotto sforzo, e questo lo rende adatto anche a restare sempre acceso. La lista di accessori che permette di non comprare — dock, adattatore di rete, hub per il secondo monitor, lettore di schede — è lunga, e va messa nel conto quando si confrontano i prezzi.
Ha meno senso, invece, per chi cerca una macchina da lavoro continuo e pesante: rendering, encoding video, compilazioni lunghe. Lì i limiti termici e il rumore emergono, e le prestazioni massime non si mantengono all’infinito. E ha meno senso per chi pensa alla memoria come a qualcosa da aggiungere strada facendo, perché in questa versione quella porta è chiusa in partenza.
Resta il punto da cui siamo partiti: quanto lo si paga. Con un centinaio abbondante di euro di scarto, lo stesso prodotto passa da acquisto da soppesare voce per voce a una delle proposte più ricche di hardware nella sua fascia. Le promozioni tornano; il criterio per valutarle è quello descritto qui sopra.

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