Il 15 settembre 2026 Google ha convocato la stampa a New York per mostrare i primi Googlebook, e tra i marchi attesi con un proprio modello c’è ASUS. Se hai in mente il Chromebook classico — portatile economico, quasi tutto dentro il browser — l’idea che Mountain View sta preparando è diversa: un computer di fascia alta, capace di far girare le applicazioni Android come se fossero programmi da scrivania, con l’assistente Gemini dentro il sistema e una parte dei calcoli di intelligenza artificiale eseguita sul portatile invece che sui server.
Di ufficiale, sul modello ASUS, non c’è ancora nulla. Ci sono però due tracce che, messe una accanto all’altra, dicono qualcosa di più interessante di quanto dica ciascuna da sola: nei mesi scorsi erano emersi prototipi con quantitativi di memoria enormi per un portatile del genere, mentre ad agosto un rivenditore canadese ha listato per errore una configurazione molto più terrena. Sono due estremi della stessa gamma, e raccontano come ASUS intende dividere il mercato.
Che cos’è un Googlebook, spiegato semplice
Google ha alzato il velo sulla piattaforma a maggio 2026, presentandola come la generazione che viene dopo i Chromebook, arrivati sul mercato circa quindici anni fa. Il punto non è il nome: cambia la destinazione d’uso. I Chromebook nascono orientati al web e al cloud, cioè a lavorare con i dati e i programmi che stanno su Internet; i Googlebook, nelle intenzioni dichiarate, puntano alla fascia premium, con applicazioni Android che si comportano come software desktop, elaborazioni di intelligenza artificiale svolte in locale e un legame più stretto con lo smartphone che hai in tasca.
Il sistema operativo che tiene insieme questi pezzi ha per ora solo un nome in codice, Aluminium OS. Come nome in codice si intende l’etichetta interna usata durante lo sviluppo: secondo punto-informatico.it, proprio l’evento di settembre dovrebbe servire anche a scoprire come Google deciderà di chiamarlo davvero al momento della vendita.
A chi si rivolge, allora, una macchina del genere? Non a chi cerca il portatile da trecento euro per la didattica a distanza, che resta il terreno storico dei Chromebook. Il pubblico immaginato è chi usa molto il telefono Android e vorrebbe ritrovare le stesse applicazioni, gli stessi account e le stesse conversazioni su uno schermo grande, senza passare per il browser ogni volta.
Android e ChromeOS nello stesso sistema: cosa cambia sul serio
La descrizione che Google ha dato del progetto, riportata da ilsoftware.it, è quella di un ChromeOS ricostruito usando pezzi dell’impianto tecnico di Android, tenendo insieme il negozio Google Play, un sistema pensato per l’intelligenza artificiale e l’eredità di Chrome.
Detta così sembra una questione da addetti ai lavori, ma la ricaduta pratica è concreta. Sui Chromebook di oggi le app Android girano dentro un livello di compatibilità costruito apposta: funzionano, ma restano ospiti. La nuova architettura vuole accorciare quella distanza, dando alle applicazioni un accesso più diretto a ciò che caratterizza un portatile — finestre che si ridimensionano, tastiera fisica, mouse e trackpad, schermi grandi con densità di pixel diverse. Google usa l’espressione «laptop-class» per indicare questo tipo di esperienza, e con Android 17 ha spinto gli sviluppatori a rendere le interfacce adattabili agli schermi larghi.
C’è poi un aspetto che riguarda chi scrive le app più che chi le usa, ma con effetti immediati su chi le usa: finora un’applicazione pensata per un telefono, aperta su un portatile, spesso resta una finestra stretta e rigida. Il lavoro fatto su Android negli ultimi anni serve proprio a evitarlo, e su un computer da 14 pollici la differenza tra un’app che si allarga bene e una che non lo fa è tutta la differenza tra usarla e non usarla.
Sopra a tutto questo c’è Gemini, non come applicazione ma come parte dell’interfaccia. Tra le funzioni già mostrate c’è Magic Pointer, che propone azioni in base a ciò che compare a schermo, e la possibilità di generare piccoli riquadri interattivi chiedendoli a parole. Se ti interessa il contesto più ampio, l’assistente di Google sta seguendo la stessa direzione anche altrove: lo abbiamo raccontato parlando degli agenti AI basati su Gemini.
Perchè ASUS sta preparando più di una versione
Qui sta il nodo interessante, e non lo si vede leggendo una notizia sola. Durante lo sviluppo il portatile ASUS è stato identificato con il nome in codice Lapis, e nei risultati del test di prestazioni Geekbench — un programma che misura la velocità del processore e lascia una traccia pubblica delle caratteristiche della macchina provata — erano comparsi esemplari con processore Intel Core Ultra 7 355 e 64 GB di RAM, oltre a un secondo esemplare con Core Ultra 5 325 e 32 GB. Una registrazione Energy Star collegata alla sigla CX9406CAA aveva rafforzato l’ipotesi che Lapis fosse proprio il Googlebook di ASUS.
Sessantaquattro gigabyte di memoria su un portatile che inaugura una piattaforma nuova sono tanti: è il tipo di configurazione che sposta il prezzo verso una nicchia molto stretta. La scheda apparsa in Canada racconta l’altra metà della storia, perchè descrive una macchina con 16 GB di memoria LPDDR5X e un’unità a stato solido da 512 GB. Non è una contraddizione: è segmentazione. Mettendo in fila i tre numeri emersi finora — 16, 32 e 64 GB — si intravedono almeno due fasce, forse tre, con un rapporto di quattro volte tra la memoria del modello base e quella del modello di punta. È una distanza che nel mondo Chromebook semplicemente non esisteva.
Ed è il dettaglio che, più delle singole specifiche, dice come Google immagina la piattaforma: non un esperimento dimostrativo per pochi, ma una gamma con una porta d’ingresso.
Il modello trapelato in Canada: che cosa dice e cosa no
La scheda in questione riguarda un ASUS Googlebook CX9406, sigla completa CX9406CAA-DSU51T-CB, con processore Intel Core Ultra 5 325, schermo touch da 14 pollici e la configurazione di memoria di cui sopra. Il condizionale è d’obbligo per due motivi: le pagine sono state tolte dal sito del rivenditore poco dopo essere apparse, e ASUS non ha annunciato nulla. Entrambe le testate che hanno seguito la vicenda la trattano come indiscrezione, non come lancio.
Un elemento circolato durante lo sviluppo, il rapporto 16:10 del pannello, non risulta nella scheda del rivenditore: conviene tenerlo separato dai dati più solidi finchè non arriva una conferma. Compare invece la Glowbar, la barra luminosa nel coperchio che Google aveva già mostrato tra i segni distintivi dell’hardware Googlebook.
Le specifiche complete del chip, le caratteristiche dello schermo e i conti sul prezzo li abbiamo raccolti in una pagina a parte: trovi tutto nella scheda tecnica del CX9406 con il prezzo trapelato.
Quanto potrebbe costare, e perchè la memoria pesa sul conto
Il rivenditore canadese aveva indicato 1.915,99 dollari canadesi, che al cambio valgono all’incirca 1.190 euro. Va letto per quello che è: un prezzo di listino comparso in un sistema commerciale, non un prezzo europeo e nemmeno un prezzo confermato. In Italia, tra imposte e politiche di distribuzione diverse, la cifra finale può cambiare parecchio.
Su un punto le due testate concordano: le versioni con 32 e 64 GB non saranno economiche. La ragione la indica punto-informatico.it, ed è la crisi delle memorie — una fase in cui i chip di RAM scarseggiano e costano di più rispetto al recente passato. Quando il componente rincara, la differenza di prezzo tra le varie configurazioni tende ad allargarsi: è esattamente lo scenario in cui un modello d’ingresso da 16 GB diventa la versione che fa da riferimento per tutti gli altri.
Non solo ASUS: gli altri marchi attesi
ASUS è il produttore su cui sono trapelate più informazioni, ma non sarà solo. Sono attesi con propri Googlebook anche Lenovo, HP, Acer e Dell: quattro nomi che coprono buona parte del mercato dei portatili, compresa la fascia aziendale. È la differenza principale rispetto ai vecchi esperimenti fatti in casa da Google, come il Chromebook Pixel: qui il sistema nasce per essere adottato da subito da più costruttori.
Sul design, l’unica immagine circolata finora è quella pubblicata dalla redazione di 9to5Google, che ha dichiarato di averla presa dalle pagine di iF Design prima che venissero rimosse. Anche in questo caso, materiale trapelato e non ufficiale.
Che cosa sapremo il 15 settembre, e cosa resterà incerto
L’appuntamento di New York dovrebbe comprendere la presentazione della piattaforma, le dimostrazioni dei portatili realizzati dai partner e sessioni di prova diretta con le macchine. È ragionevole aspettarsi che sia quello il momento in cui arrivano configurazioni e listini definitivi, oltre al nome commerciale del sistema operativo.
Un paio di cose, invece, difficilmente si chiariranno in un evento. La prima è quanto lavoro di intelligenza artificiale girerà davvero sul computer e quanto continuerà a passare dai servizi online di Google: per capirlo servono software finito, driver e documentazione tecnica. La seconda è come i vari produttori useranno la Glowbar, e se sarà collegata alle notifiche o alle funzioni di Gemini.
Un’ultima avvertenza sulle date: tutto quello che si legge oggi sulle configurazioni ASUS viene da tracce lasciate in giro per errore, tra database di test, registrazioni per l’etichetta energetica e sistemi di rivenditori. Sono indizi affidabili sull’esistenza dei prodotti, molto meno su quali versioni arriveranno davvero nei negozi europei e a quale prezzo.
Resta il punto da cui siamo partiti. Il valore della configurazione trapelata in Canada non sta nelle sue specifiche, per quanto interessanti: sta nel fatto che dimostra che i Googlebook non sono pensati solo come vetrine tecnologiche da 32 o 64 GB. Se ASUS parte da una macchina equilibrata attorno ai 16 GB, allora Google vuole che questi portatili li compri qualcuno, non solo che li si guardi in una demo.

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