A luglio 2026 Garmin ha messo in commercio la CIRQA Smart Band, cioè il suo primo braccialetto per il fitness senza schermo: un dispositivo che misura e basta, senza niente da guardare al polso. Poche settimane dopo sono arrivate due notizie che riguardano lo stesso nome ma tirano in direzioni opposte.
La prima è concreta e riguarda chi quel braccialetto ce l’ha già: ad agosto 2026 è arrivato il primo aggiornamento software da quando il prodotto esiste. La seconda è un indizio: in un registro pubblico indonesiano è spuntato un apparecchio schedato come CIRQA SMART RING, cioè un anello, che Garmin non ha mai annunciato. Entrambe le segnalazioni arrivano da TuttoTech, che ha seguito il prodotto fin dal deposito del marchio ad aprile.
L’aggiornamento alla Smart Band lavora sul battito cardiaco
La versione del software installata sulla fascia passa dalla 2.32 alla 2.50. Non è una beta e non è un test riservato a pochi: è il primo aggiornamento stabile della storia di questo prodotto, distribuito ad agosto.
Il changelog ufficiale è di una riga sola e parla di miglioramenti al sistema OHR. La sigla sta per optical heart rate: è il sensore ottico che, appoggiato alla pelle, legge il battito attraverso la luce riflessa. In pratica Garmin è intervenuta sulla parte che misura la frequenza cardiaca, cioè il dato attorno a cui ruota quasi tutto quello che un tracker senza display può offrire. Come sempre con i dispositivi della casa, la distribuzione è graduale: chi non vede la notifica nell’app Garmin Connect può trovare l’aggiornamento nelle impostazioni di sistema del dispositivo, oppure collegandolo al computer con Garmin Express.
Nella stessa giornata l’azienda ha spinto anche una nuova beta, la 29.05, sui Forerunner delle generazioni precedenti, dai 965 e 265 fino ai 955 e 255. Riguarda però un altro ramo della gamma e serve a chiudere un bug comparso con la beta precedente: nulla a che vedere con la linea CIRQA.
Il documento indonesiano parla proprio di un anello
L’altra notizia nasce da un ente pubblico, non da una fuga di notizie. Il 12 agosto 2026 le autorità indonesiane per le telecomunicazioni hanno rilasciato una certificazione a PT Garmin Indonesia Distribution, con numero 125338/DJID/2026. Nella scheda il marchio è GARMIN, la categoria è quella dei prodotti per il fitness, il Paese d’origine indicato è Taiwan e la voce compare in mezzo ad altri prodotti Garmin registrati lo stesso giorno, comprese apparecchiature per la nautica e per le immersioni.
Il punto che rende la cosa interessante è dove si trova quel nome. Non è in una nota descrittiva e non è generato in automatico dalla categoria merceologica: sta nella colonna riservata al modello, che di norma contiene un identificativo hardware. E il modello, lì dentro, si chiama CIRQA SMART RING.
Va detto però che il sito indonesiano di Garmin, alla data della registrazione, pubblicizzava soltanto la fascia da polso, e l’annuncio di luglio descriveva CIRQA come il primo braccialetto senza schermo dell’azienda, da portare al polso o al braccio. Il divario tra il catalogo pubblico e il documento normativo, insomma, resta tutto da spiegare. Gli archivi delle certificazioni non sono infallibili: capita che un nome venga digitato male, o che in qualche campo finisca del linguaggio pubblicitario al posto della sigla vera del prodotto. L’ipotesi dello scivolone amministrativo, in questo caso, è però meno comoda del solito: chi ha compilato la scheda aveva a disposizione una denominazione già esistente e collaudata, e passare da band a ring significa descrivere un oggetto che si indossa in un altro modo.
Perchè un anello Garmin non sarebbe una sorpresa
Al di là del singolo documento, ci sono due ragioni per non archiviare la faccenda.
- Il marchio era stato registrato largo. Prima ancora che la fascia esistesse, il deposito di CIRQA all’USPTO parlava genericamente di sensori indossabili sul corpo e di monitoraggio dei parametri fisiologici, senza vincolare il nome al polso. Una formulazione che oggi lascia a Garmin spazio per usare CIRQA come etichetta di una famiglia intera, non di un prodotto solo.
- Il software esiste già. Un anello Garmin non richiederebbe una piattaforma nuova: Garmin Connect raccoglie da anni sonno, HRV Status, Body Battery, stress, temperatura della pelle e metriche di recupero. La parte difficile, cioè l’app che tiene insieme tutto, è costruita.
C’è anche una logica commerciale. La stessa CIRQA è pensata per convivere con gli orologi e i ciclocomputer della casa, e un anello si presterebbe alla stessa divisione dei compiti: i dati di salute della notte e della giornata resterebbero al dito, mentre allenamenti e GPS resterebbero a un orologio della gamma alta, un Forerunner o un Fenix, oppure a un ciclocomputer Edge. Sarebbe inoltre l’ingresso in un mercato dove oggi si muovono gli anelli intelligenti di Oura, RingConn, Samsung e Ultrahuman, un settore diventato affollato mentre le fasce da polso di fascia economica restano il punto d’ingresso più diffuso ai dispositivi indossabili.
Il dettaglio che lega le due notizie
Messe una accanto all’altra, le due segnalazioni dicono qualcosa che nessuna delle due dice da sola. L’unica cosa che Garmin ha ritoccato nel primo mese di vita della fascia è proprio la lettura ottica del battito. Ed è esattamente il punto più spinoso di un anello: ricavare una frequenza cardiaca affidabile da un dito mentre ci si allena resta difficile, molto più che dal polso. Non è una prova di nulla, ma è la stessa componente che comparirebbe come limite principale se un CIRQA da dito arrivasse davvero.
Gli altri ostacoli sono di dimensione: la batteria di un anello è molto più piccola, e Garmin dovrebbe decidere quanta parte delle funzioni di allenamento abbia senso far entrare in un oggetto così minuto.
Cosa sappiamo con certezza, oggi
Il quadro, a inizio settembre 2026, è questo: la CIRQA Smart Band esiste, si compra e ha ricevuto un aggiornamento; il CIRQA Smart Ring esiste soltanto come riga in una banca dati indonesiana. Garmin non lo ha mai annunciato né smentito.
A sciogliere il dubbio non serviranno le indiscrezioni, ma altri documenti dello stesso tipo: una qualifica Bluetooth, un deposito presso l’ente statunitense per le telecomunicazioni, un’ulteriore certificazione in un altro Paese, oppure un riferimento nascosto dentro il software dell’azienda. Finchè non compare uno di questi, la storia resta quella di un’azienda che ha appena aperto un fronte nuovo – i tracker senza schermo – e di un nome che, meno di un mese dopo il debutto, si è già affacciato su un formato diverso.

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