Diritto alla riparazione in vigore: garanzia fino a tre anni

Diritto alla riparazione in vigore: garanzia fino a tre anni

Dal 22 ottobre è in vigore il decreto 176/2026: un anno di garanzia in più se si sceglie la riparazione e obblighi per i produttori anche dopo la scadenza.

Dal 22 ottobre 2026 è in vigore in Italia il decreto legislativo 176/2026, che recepisce la direttiva europea 2024/1799 sul diritto alla riparazione e modifica il Codice del consumo. Per smartphone, tablet, lavatrici, frigoriferi, TV e altri prodotti elencati, i produttori devono riparare anche dopo la scadenza della garanzia, gratuitamente o a un prezzo ragionevole. Chi in garanzia sceglie la riparazione invece della sostituzione ottiene un anno di tutela in più. Le violazioni sono punite con sanzioni da 5.000 a 50.000 euro.[1][2][3][4]

In breve

  • Il decreto 176/2026 è in vigore dal 22 ottobre e recepisce la direttiva europea 2024/1799
  • In garanzia, scegliere la riparazione porta la copertura da due a tre anni
  • Fuori garanzia i produttori devono riparare e tenere i ricambi per 7-10 anni
  • Sanzioni da 5.000 a 50.000 euro; restano fuori laptop, console e stampanti

Cosa cambia per chi ha un prodotto in garanzia?

Per chi ha comprato da poco, la novità più concreta riguarda la garanzia legale di conformità, che in Italia dura di norma due anni. Se in questo periodo il prodotto ha un difetto e il consumatore sceglie la riparazione anziché la sostituzione, la responsabilità del venditore si allunga di dodici mesi, come riportano Il Post e Macitynet. La copertura complessiva passa così da due a tre anni.[5][6][1]

La disciplina riguarda i contratti conclusi dal 31 luglio 2026, cioè dalla data entro cui l’Italia avrebbe dovuto recepire la direttiva. Secondo SmartWorld chi ha comprato uno smartphone ad agosto è quindi già coperto. L’estensione scatta una sola volta e, precisa Macitynet, un intervento a pagamento su un apparecchio fuori garanzia non fa partire lo stesso anno aggiuntivo.[2][6][1]

Che cosa succede quando la garanzia è scaduta?

Il passaggio più atteso riguarda però il dopo garanzia. Fino a ieri, scaduti i due anni, il produttore non aveva alcun obbligo di intervenire, come ricorda SmartWorld. Da oggi, per le categorie coperte, deve accettare la richiesta di riparazione, gratuitamente o a un prezzo ragionevole e in tempi ragionevoli. Se riparare è impossibile può proporre un bene ricondizionato.[2][3][4]

Per ricambi e costi sono previsti paletti precisi. Secondo TechPrincess e TuttoTech i pezzi di ricambio devono restare disponibili per un periodo tra 7 e 10 anni. I prezzi indicativi degli interventi più comuni vanno pubblicati sul sito del produttore. Prima del lavoro il riparatore consegna un modulo europeo con tipo di intervento, tempi e prezzo, valido 30 giorni: così si possono confrontare più preventivi.[1][7][2]

Quali prodotti sono coperti e quali restano fuori?

Non tutti i dispositivi, però, rientrano nell’obbligo. L’obbligo vale per le categorie già soggette a requisiti europei di riparabilità. Secondo Macitynet e TuttoTech rientrano telefoni, smartphone, cordless e tablet, display elettronici, lavatrici, lavasciuga, asciugatrici, lavastoviglie, frigoriferi e aspirapolvere. Nell’elenco ci sono anche server e sistemi di archiviazione dati, apparecchiature di saldatura, beni con batterie per mezzi di trasporto leggeri e apparecchi di riscaldamento locale per uso domestico.[6][7]

Il confine, a conti fatti, taglia fuori diversi dispositivi comuni. Secondo SmartWorld restano fuori, almeno per ora, laptop, console, stampanti e piccoli elettrodomestici da cucina. Il Post e TuttoTech aggiungono che i produttori non possono vietare ai riparatori indipendenti di usare ricambi compatibili, usati o stampati in 3D, purché rispettino sicurezza e proprietà intellettuale.[2][5][7]

Chi controlla e che sanzioni sono previste?

Ma chi controlla che i produttori e i riparatori rispettino davvero queste regole, e con quali sanzioni? A far rispettare le norme è l’Antitrust, cioè l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, che può agire d’ufficio o dopo le segnalazioni. Produttore, importatore, distributore o riparatore inadempienti rischiano da 5.000 a 50.000 euro per ogni violazione, importi raddoppiati nei casi gravi o di recidiva, secondo Il Post. Il decreto è comparso in Gazzetta Ufficiale il 7 ottobre.[3][5][2][4]

Il quadro europeo, intanto, prevede un altro tassello. Punto Informatico segnala che entro il 31 luglio 2027 sarà creata una piattaforma online europea per trovare negozi di riparazione locali e venditori di ricondizionato. Il recepimento è arrivato con circa due mesi di ritardo rispetto alla scadenza del 31 luglio 2026, secondo Punto Informatico, quasi tre mesi per IlSoftware.[3][4]

In sintesi

Ecco, in sostanza, che cosa porta la nuova norma. Da quando il decreto 176/2026 è operativo, riparare diventa un diritto esigibile e non più una cortesia del produttore: la copertura sale a tre anni se in garanzia si sceglie la riparazione, i ricambi restano disponibili per 7-10 anni e le multe vanno da 5.000 a 50.000 euro. L’estensione riguarda gli acquisti dal 31 luglio 2026. Resta da seguire la piattaforma europea per trovare riparatori, prevista entro il 31 luglio 2027.[1][3][5][7]

Fonti

  1. TechPrincess: Da oggi entra in vigore il diritto alla riparazione: ecco cosa cambia (e cosa c’è da sapere)
  2. SmartWorld: Diritto alla riparazione, da oggi è legge in Italia: cosa cambia per smartphone, TV ed elettrodomestici
  3. Punto Informatico: Diritto alla riparazione: cosa cambia per gli utenti da oggi
  4. IlSoftware.it: Diritto alla riparazione in Italia: cosa cambia per garanzia e ricambi
  5. ilpost.it: Che cosa cambia con il diritto alla riparazione
  6. Macitynet: Smartphone ed elettrodomestici, cosa cambia quando si guastano: le nuove regole
  7. tuttotech.net: Diritto alla riparazione ora in vigore in Italia: garanzia +1 anno e ricambi fino a 10 anni
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