Se un termosifone è caldo in basso e freddo in alto, oppure gorgoglia, quasi sempre dentro c’è aria intrappolata, e si elimina da soli in pochi minuti con una chiave per termosifoni o un cacciavite, un contenitore e uno straccio. Questa guida spiega quando serve spurgare, come si fa passo dopo passo, cosa controllare se il radiatore resta freddo anche dopo lo sfiato e a che temperatura regolare l’acqua della caldaia. Serve a chi ha un impianto a radiatori ad acqua e vuole scaldare meglio la casa senza sprechi.[1][2]
In breve
- Un radiatore caldo sotto e freddo sopra, o che gorgoglia, ha di solito aria all’interno e va sfiatato.
- Lo spurgo si fa con valvola in alto, contenitore e straccio, fino a veder uscire acqua regolare.
- Se resta freddo vanno controllati pressione della caldaia, valvole e bilanciamento dell’impianto.
- La mandata più bassa che mantiene il comfort è la più efficiente; la pulizia esterna non c’entra con lo sfiato.
Quando bisogna spurgare un termosifone?
Cominciamo dai segnali che indicano aria nel radiatore. Lo spurgo serve quando il termosifone non scalda bene o dai tubi arriva un gorgoglio, perché in quel caso è probabile che l’aria sia rimasta intrappolata. Secondo Altroconsumo succede per esempio dopo lavori di manutenzione, quando l’impianto viene riempito di nuovo, ma anche durante il normale funzionamento, perché l’acqua che si scalda libera parte dei gas disciolti sotto forma di bolle.[1]
Il motivo per cui il freddo si concentra in alto è presto detto. L’aria è meno densa dell’acqua e quindi sale, andando ad accumularsi nella parte alta del radiatore e impedendo all’acqua calda di riempirlo del tutto. Un termosifone con aria dentro può risultare caldo nella parte bassa e freddo in quella alta, e la valvola di sfiato si trova in cima, su uno dei due lati. Anche Altroconsumo, in un’altra guida sul termostato, richiama lo spurgo quando i caloriferi restano freddi a metà o del tutto nonostante la caldaia accesa.[1][3]
Come si spurga un termosifone passo dopo passo?
Ecco cosa preparare prima di mettere mano alla valvola. Servono una chiave per termosifoni oppure un piccolo cacciavite a taglio, a seconda del tipo di valvola, un contenitore per raccogliere l’acqua e uno straccio. La procedura è la stessa anche per i radiatori in ghisa, purché abbiano una valvola di sfiato: nei modelli più vecchi potrebbe mancare e, in quel caso, secondo Altroconsumo conviene chiamare un tecnico, senza allentare dadi o raccordi che potrebbero poi essere difficili da richiudere e causare perdite.[1]
- Si individua la valvola di sfiato nella parte alta del termosifone, su uno dei due lati. Si mette sotto il contenitore e si tiene lo straccio a portata di mano.[1]
- Si apre la valvola con la chiave o il cacciavite e si lascia uscire l’aria. Si attende finché dalla valvola esce un flusso regolare d’acqua, senza sibili o gorgoglii.[1]
- Quando l’acqua esce regolare, l’aria accumulata in quel punto è stata eliminata. A quel punto si richiude la valvola.[1]
- Si riaccende il riscaldamento e si controlla come si scaldano i radiatori. Le zone prima fredde dovrebbero scaldarsi e i gorgoglii scomparire.[1]
- Se prima dello sfiato erano state aperte del tutto le valvole termostatiche, vanno riportate alla regolazione abituale. Così il radiatore torna a lavorare come prima dell’intervento.[1]
Un’avvertenza sul risultato da aspettarsi dopo l’operazione. Non è necessario che l’intera superficie del radiatore abbia la stessa temperatura: durante il normale funzionamento possono esserci differenze tra la parte superiore e quella inferiore, come precisa Altroconsumo. Conta quindi che sparisca la zona fredda dovuta all’aria, non che il termosifone sia uniforme al grado.[1]
Il termosifone resta freddo anche dopo lo sfiato: cosa controllare?
Se l’aria era l’unico problema, ora tutto dovrebbe funzionare; altrimenti si guarda altrove. Il primo controllo riguarda la pressione della caldaia: se è troppo bassa, anche termosifoni sfiatati correttamente possono non scaldarsi. Se la pressione è corretta e un radiatore resta freddo dopo lo spurgo, secondo Altroconsumo il problema può dipendere da una circolazione insufficiente dell’acqua, e conviene verificare che la valvola di ingresso sia aperta.[1]
Restano da considerare altri due fattori, spesso meno evidenti. Se il radiatore ha la valvola termostatica, va impostata su una temperatura superiore a quella della stanza, altrimenti si chiude da sola. Un’altra possibile causa è un bilanciamento idraulico errato, cioè una distribuzione non corretta dell’acqua calda tra i vari radiatori dell’impianto: è un caso in cui, come per le valvole mancanti, si parla di un intervento da lasciare a un tecnico.[1]
A quanti gradi impostare l’acqua della caldaia?
Anche la temperatura dell’acqua incide su quanto si scaldano i radiatori. Non esiste un valore valido per tutte le case: Ecocalcolo indica che molti impianti a radiatori lavorano tra 55 e 65 °C, mentre una caldaia a condensazione può spesso scendere a 45-55 °C se isolamento e radiatori lo permettono. Il valore da regolare è la mandata, cioè la temperatura dell’acqua che esce dalla caldaia verso i termosifoni, non quella dell’acqua sanitaria di rubinetti e doccia, e se il manuale distingue le icone si agisce su quella del radiatore.[2]
I costruttori stessi non danno una cifra unica. Immergas indica circa 60-65 °C per un impianto a termosifoni, Ariston una mandata attorno ai 60 °C per un impianto autonomo con radiatori, Vaillant la fascia 45-55 °C per una caldaia a condensazione quando edificio e terminali lo consentono. Per trovare il proprio valore, Ecocalcolo suggerisce di partire da quello attuale e scendere di 5 °C alla volta. A conti fatti, da 65 a 55 °C servono due passi. Se la casa continua a raggiungere la temperatura desiderata anche nelle ore fredde, la nuova impostazione è più efficiente; altrimenti si risale di uno step. Questi riferimenti non sono valori di legge e hanno priorità il manuale della caldaia e il progetto dell’impianto.[2]
La pulizia del termosifone c’entra con lo sfiato?
Un ultimo chiarimento evita un errore comune. Lo sporco che si accumula tra colonne e alette si trova fuori dal circuito idraulico, mentre l’acqua e l’aria dello sfiato restano dentro, in un percorso separato. Per eliminare la polvere, quindi, non si apre la valvolina e non si fa uscire acqua.[4]
Come ci si regola, allora, per la pulizia? Si lavora a riscaldamento spento e radiatore completamente freddo, aspirando le parti accessibili, passando una spazzola morbida tra gli elementi e rifinendo con un panno appena umido, poi asciugando. Il metodo vale per i comuni radiatori ad acqua: scaldasalviette elettrici e modelli con ventole richiedono le istruzioni del costruttore.[4]
In sintesi
Mettiamo in fila le regole essenziali. Un radiatore caldo sotto e freddo sopra si sfiata con la valvola in alto, un contenitore e uno straccio, chiudendo quando l’acqua esce senza sibili. Se resta freddo, si guardano la pressione della caldaia, la valvola di ingresso, la valvola termostatica e il bilanciamento dell’impianto, rivolgendosi a un tecnico dove la valvola manca. Quanto alla caldaia, i riferimenti vanno da 45-55 °C per la condensazione a 60-65 °C per i radiatori tradizionali, con scalini da 5 °C. La polvere si toglie dall’esterno, senza aprire nulla.[1][4][2]
Fonti
- Altroconsumo Elettrodomestici: Come sfiatare i termosifoni per evitare sprechi di energia
- Ecocalcolo: Temperatura acqua termosifoni: a quanti gradi impostare la caldaia?
- Altroconsumo Elettrodomestici: Come regolare la temperatura di una casa o di una stanza a 19 gradi
- Ecocalcolo: Come pulire i termosifoni dentro e fuori senza smontarli

Lascia un commento