Volkswagen ha sospeso lo sviluppo della ID. Golf, la versione elettrica della sua compatta più nota, e lo ha confermato in occasione dei risultati dei primi nove mesi del 2026. Il progetto non è cancellato, ma resta fermo finché il gruppo non potrà sostenere gli investimenti necessari, e per la ripartenza non c’è una data. La scelta arriva dopo un terzo trimestre chiuso con una perdita netta di 5,8 miliardi di euro, la peggiore dal 2015, mentre il gruppo lavora a un piano di risparmi da circa 31 miliardi.[1][2][3]
In breve
- Lo sviluppo della ID. Golf è in pausa temporanea: non è cancellata, ma mancano i fondi.
- Sui tempi le fonti divergono: per il consiglio di fabbrica il calendario regge, altrove si parla di nessuna data.
- Il terzo trimestre pesa: perdita netta di 5,8 miliardi, contro 1,1 miliardi di un anno prima.
- Il gruppo risponde con un piano da circa 31 miliardi e punta su altri modelli elettrici.
Che cosa ha deciso Volkswagen sulla ID. Golf?
Il punto di partenza è una pausa che il gruppo definisce temporanea, non una cancellazione. In una comunicazione interna visionata da Reuters, il responsabile dei marchi generalisti Thomas Schäfer ha scritto: «Non possiamo semplicemente permetterci questi lavori in questo momento». La sospensione è stata poi confermata ufficialmente con i conti dei primi nove mesi dal direttore finanziario del marchio Volkswagen, David Powels, che ha parlato di uno stop destinato a durare finché l’azienda non potrà garantire con sicurezza gli investimenti richiesti. A fermarsi sono i lavori preliminari legati a Wolfsburg, la sede dove la Golf elettrica dovrebbe nascere.[1][2][3]
Lo stabilimento di Wolfsburg è indietro di circa 300 milioni di euro rispetto all’obiettivo di risparmio fissato per quest’anno, come emerge dal documento interno. DDay precisa che quella somma non rappresenta il costo di sviluppo della ID. Golf, ma il divario di efficienza che la fabbrica deve ancora colmare. Wolfsburg non rientra tra gli impianti oggi a rischio chiusura, anche se il gruppo ha in corso una ristrutturazione che prevede fino a 100.000 posti di lavoro in meno e la possibile chiusura di quattro siti tedeschi. Prima della Golf arriverà in fabbrica una T-Roc elettrica.[2][3]
La ID. Golf arriverà comunque nei tempi previsti?
Sulla data di arrivo, però, le ricostruzioni non coincidono del tutto. Il calendario della ID. Golf era già slittato più volte prima dello stop. Annunciata nel 2024, era attesa nel 2028, poi nel 2029 e infine nel 2030, come ricorda SmartWorld; a maggio Schäfer aveva escluso che servisse lanciarla nel 2028, indicando la fine del decennio. Per SmartWorld ora non c’è nemmeno una data provvisoria e nessuno sa dire quando i lavori riprenderanno. DDay e TuttoTech riportano invece la posizione del consiglio di fabbrica, secondo cui il congelamento delle spese non dovrebbe cambiare i tempi previsti e il tempo perso si potrà recuperare.[1][2][3]
Dietro i ritardi c’è un’architettura tecnica che non è ancora pronta. La ID. Golf dovrebbe poggiare sulla SSP, la Scalable Systems Platform, cioè la piattaforma di nuova generazione pensata dal gruppo come base dei futuri modelli elettrici. Come ricorda DDay, il progetto SSP ha già accumulato ritardi rispetto al debutto originariamente previsto nel 2026. SmartWorld aggiunge che la piattaforma si è rivelata più complessa del previsto e che dovrebbe esordire su modelli Audi e Porsche prima di arrivare sulle Volkswagen, così la Golf elettrica dipende da una tecnologia ancora in maturazione.[1][3]
Quali conti spiegano lo stop?
Per capire la pressione sul gruppo basta guardare il terzo trimestre. Il trimestre luglio-settembre si è chiuso con una perdita netta di 5,8 miliardi di euro, contro 1,1 miliardi dello stesso periodo del 2025: a conti fatti, 5,8 meno 1,1 fanno 4,7 miliardi di rosso in più. Secondo TuttoTech è il risultato peggiore da fine 2015, i ricavi sono calati del 6,3% a 75,3 miliardi e le consegne del 14,3% a 1,89 milioni di veicoli. DDay indica una perdita operativa di 5,86 miliardi, con circa 8 miliardi di oneri straordinari; per TuttoTech sono 7,8 miliardi, di cui 6,4 per la svalutazione della partecipazione in Porsche.[2][3]
Sul risultato hanno inciso anche i mercati e le scelte industriali. Nei primi nove mesi le vendite in Cina sono scese di circa il 35% rispetto al 2025, mentre i dazi americani sono costati al gruppo circa 2,1 miliardi di euro di risultato operativo, riferisce TuttoTech. Sempre nei nove mesi il risultato netto è negativo per 2,72 miliardi, contro un utile di 3,4 miliardi di un anno prima. Il direttore finanziario Arno Antlitz ha dichiarato che il gruppo non può permettersi di perdere altro tempo. Il margine operativo del marchio Volkswagen Passenger Cars è sceso all’1,3% dal 2,3%.[2]
Che cosa fa il gruppo nel frattempo?
La risposta del gruppo passa da tagli e da modelli già in arrivo. Per riequilibrare i conti Volkswagen punta su un piano da circa 31 miliardi di euro, fatto di una gamma più ridotta, un’organizzazione più snella e fabbriche più efficienti. Il gruppo conferma gli obiettivi per il 2026, con ricavi intorno ai 315 miliardi e un margine operativo che può arrivare all’1%, secondo TuttoTech. Le auto elettriche valgono ormai il 40% del portafoglio ordini, ma hanno margini inferiori ai modelli a combustione, che a loro volta perdono volumi: è il problema strutturale che il gruppo si trova ad affrontare.[2]
Intanto la gamma elettrica si regge su altri nomi. Mentre la ID. Golf resta ferma, il nuovo ID. Tiguan è da poco sul mercato e, come ricorda anche SmartWorld, porta con sé il ritorno dei pulsanti fisici. La famiglia di compatte elettriche formata da ID. Polo, ID. Cross, Škoda Epiq e CUPRA Raval ha raccolto 150.000 ordini a poca distanza dal debutto. Verranno costruite da SEAT & CUPRA negli stabilimenti di Martorell e Pamplona, con sinergie stimate dal gruppo in circa 600 milioni di euro sull’intero ciclo di vita dei modelli.[1][2]
In sintesi
Il quadro, a questo punto, si può riassumere in poche cifre. La Golf elettrica non è morta, ma è in attesa di fondi: Volkswagen ha fermato i lavori preliminari perché, come ha detto Schäfer, non può permetterseli ora. Alle spalle ci sono una perdita netta trimestrale di 5,8 miliardi, un ritardo di circa 300 milioni di euro sugli obiettivi di risparmio a Wolfsburg e un piano da circa 31 miliardi per rimettere in ordine i conti. Sul calendario il consiglio di fabbrica parla di tempi invariati, mentre l’ultima data circolata per il debutto restava il 2030.[1][2][3]
Fonti
- smartworld: La Golf elettrica va in letargo: Volkswagen ferma tutto, senza data
- tuttotech.net: Volkswagen ferma la Golf elettrica: perdita record da 5,8 miliardi, progetto rinviato
- DDay: Crisi Volkswagen, sospeso lo sviluppo della ID. Golf. Ma dovrebbe comunque rispettare i tempi

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